PREZZI CARBURANTI: SE LO 0,007 % DEI PREZZI È COME IL 100 %

Ricompare l’allarmismo estremo sui prezzi dei carburanti basato su casi unici: questa è pura disinformazione ricorrente

I prezzi dei carburanti arrivano a 2,5 euro/litro! Riparte il tam tam del superamento delle soglie psicologiche di 2,0-2,5, questo diventa tout courtIL” prezzo del carburante e quindi segue il consueto calcolo secondo il quale tutto ciò influenza la filiera delle merci e dei servizi e che in un anno ciò ci costerà “x” centinaia di euro in più (né può mancare il fatto che, siccome si approssimano i week end lunghi del 25 aprile e 1° maggio, ciò configura il solito complotto a danno degli automobilisti).

Quanti sono questi prezzi esagerati? Prendiamo i dati dei prezzi self del MIMIT: il 9 aprile, i prezzi della benzina sopra i 2,5 euro/litro sono ben…UNO su 19.902, del gasolio addirittura…DUE su 19.863 (nel mese di aprile la media per la benzina è stata di 1,37 su 19.660, ossia lo 0,007 %, contro un prezzo medio di 1,899, e per il gasolio di 1,24 su 19,601, ossia lo 0,006 % di tutti i prezzi, contro un prezzo medio di 1,803).

Certo non è la prima volta che accade: successe esattamente questo quando ad inizio 2023 si avviò la “guerra del cartello” del prezzo medio, ed in autunno quando si capì che il cartello non poteva controllare gli aumenti.

Allarghiamo il campo ai prezzi sopra i 2,0 euro/litro? Sempre nella media di aprile per la benzina self si registrano 126,56 prezzi su 19.660, lo 0,64 %; per il gasolio 70,47 prezzi su 19,601, ossia lo 0,36 %.

Certo ci sono i prezzi (abbastanza più elevati) del servito, ma si ricorda opportunamente che tale modalità ormai è decisamente residuale (inferiore al 15 % delle vendite).

Veniamo, dunque, ai prezzi che sono stati in questi giorni sui media confrontati con l’inizio del dicembre 2023: la benzina self al 01/12/2023 stava su una media di 1,806, al 09/04/2024 su una media di 1,911 con un aumento di 0,105 euro/litro (+5,81 %), benzina servito prima a 1,961 e ora a 2,065, con un incremento di 0,104 (+5,30 %); il gasolio self al 01/12/2023 stava su una media di 1,782, al 09/04/2024 su una media di 1,812 con un aumento di 0,030 euro/litro (+1,68 %), gasolio servito prima a 1,936 e ora a 1,967, con un incremento di 0,031 (+1,60 %).

Si può anche parlare dei prezzi in autostrada: la benzina self al 01/12/2023 stava su una media di 1,893, al 09/04/2024 su una media di 1,987 con un aumento di 0,094 euro/litro (+4,97 %), benzina servito prima a 2,159 e ora a 2,246, con un incremento di 0,087 (+4,03 %); il gasolio self al 01/12/2023 stava su una media di 1,870, al 09/04/2024 su una media di 1,907 con un aumento di 0,037 euro/litro (+1,98 %), gasolio servito prima a 2,143 e ora a 2,172, con un incremento di 0,029 (+1,35 %).

Ma perché? Non serve essere economisti, basta sentire i TG o scrollare lo smartphone: ci sono conflitti in corso in aree delicate per la produzione, la lavorazione e la logistica dei prodotti petroliferi (né mancano le tendenze speculative).

Dal 01/12/2023 al 09/04/2023 il greggio di riferimento (a cambio euro/dollaro stabile) è passato da 78,72 a 89,42 dollari/barile, con un salto di 10,70 e del 13,59 %, o anche, se si vuole, da 72,39 a 82,29 euro/barile, con un aumento di 9,90 e del 13,68 %.

Né va diversamente (seppure in maniera assai più severa per la benzina per evidenti “corti” di prodotto nel gioco della domanda/offerta) per i prodotti raffinati: sempre dal 01/12/2023 al 09/04/2024 la quotazione della benzina (con IVA) è cresciuta da 0,680 a 0,814 euro/litro, ossia di +0,134 e del +19,75 %, quella del gasolio (sempre con IVA) da 0,783 a 0,830, con incremento più ridotto di +0,046 e di +5,92 %.

Fermo restando il macigno delle accise, il costo del prodotto è cresciuto in sintesi di 0,134 euro/litro per la benzina contro un aumento del prezzo alla pompa di 0,105, per il gasolio invece il rincaro del costo prodotto è di 0,046 contro una lievitazione di 0,031 euro/litro del prezzo alla pompa (valori identici sia in self che in servito).

La volatilità delle quotazioni del greggio e dei prodotti lavorati è ormai da tempo (per le ragioni più sopra elencate di ordine geopolitico e commerciale) una costante; ciò si riflette in aumento o calo sui prezzi all’utente finale; nei momenti di maggiore stress si è agito sulla leva fiscale (il calo delle accise) che costituisce una parte importante del prezzo, con un sacrificio pesante sul bilancio dello stato che è assai problematico replicare.

Tuttavia, la “altalena” dei prezzi è, da sempre, una costante strutturale per questi beni, cui non si pone rimedio alzando i toni ogni volta che si è di fronte ad una curva in salita, salvo tacerne quando la curva è in discesa.

Soprattutto quando si “informa” (e si precisa che è un eufemismo) che lo 0,007 % dei prezzi è uguale al 100 % e che “UNO” o “DUE” equivale a 20.000.

 

FIGISC/ANISA CONFCOMMERCIO

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